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| La
passione di Raniero... |
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Due chiacchiere con Raniero
Costa, l'artefice del sito dedicato al mitico sceneggiato "Il segno
del comando" dove giganteggiò Lucia-Carla Gravina accanto ad un
Ugo Pagliai molto attonito nel suo raziocinio da studioso di Byron
davanti alle mirabolanti rivelazioni overcariche d'esoterismo,
imprigionato nei misteri d'una Roma leggendaria e magica.
D: Raniero,
come ti è nata quest'idea di "ricostruire" l'originale
televisivo nel tuo sito, regalando agli internauti una grande emozione
ed ancor prima che la Elleu Multimedia decidesse di riproporre in VHS lo
sceneggiato'
R: Dopo aver visto il SDC (nel 1996) ho subito fatto
ricerche sulla rete, per trovare indicazioni sugli attori, sui luoghi,
ecc. Con enorme delusione ho constatato che sulla rete non c'era
praticamente nulla riguardo allo sceneggiato, soprattutto sul sito della
Rai. Per cercare di colmare questa (a mio avviso) grave lacuna, mi sono
rimboccato le maniche ed ho cominciato a tentare di contattare qualcuno.
Per vie traverse ho "beccato" proprio Giuseppe D'Agata (lo
sceneggiatore del SDC), attualmente presidente dell'Associazione
Scrittori di Bologna. Qualche domanda (l'intervista sarà inserita nella
nuova versione del sito, che con molta fatica sto portando avanti da
tempo) e l'idea del sito si è fatta sempre più concreta. Purtroppo il
poco tempo a disposizione ha limitato lo sviluppo del sito, che
attualmente on line, fermo alla prima puntata. |
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D: Com' è stato il tuo
primo impatto col SDC??
R: Folgorante. Ho "solo" 31 anni (anzi
quasi 32) e quando venne trasmesso avevo appena un anno. Ho vaghi
ricordi di altri sceneggiati dello stesso genere (Ritratto di Donna
velata, Il fauno di marmo) che furono risvegliati nel 1996 dopo la
visione di "Voci Notturne" (sceneggiato di Pupi Avati che
ricorda molto le atmosfere del SDC). Da quel momento in poi ho fatto di
tutto per cercare di reperire quel tipo di vecchi sceneggiati, ma non ho
ottenuto nulla (vane sono state le richieste piuttosto insistenti ai
centralini Rai! E pensare che sono un onesto ma deluso abbonato!). Se
non che una mattina in cui mi ero casualmente alzato di buon?ora, accesi
la tv e notai alcune immagini in bianco e nero. L'attore era Ugo
Pagliai, che già conoscevo (era stato recentemente anche ad "Anima
mia?", il programma di Fabio Fazio, dove si era parlato proprio del
SDC) e la scena era così intrigante (quella in cui sta parlando con la
Giannelli, dopo la seduta spiritica) che catturò totalmente la mia
attenzione. La puntata (la terza) era praticamente finita e solo la
sigla finale mi permise di riconoscere di quale sceneggiato si trattava.
Cento campane? Ormai ero già stato "frastornato" da mille
rintocchi e non sapete quanto desiderai che la Rai lo ritrasmettesse
ancora per rivedermi le prime puntate. Fui accontentato quasi un anno
dopo, rimasi addirittura alzato fino alle quattro e mezza della mattina
per vedermi "in diretta" l'ultima puntata. Non so descrivere
le sensazioni che provai quando, dopo l'ultima nota della canzone, andai
a dormire. Mi ero talmente calato nel personaggio di Forster che non
riuscivo a prendere sonno! |
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D: Che "parentela" c'è fra te e il
Segno del Comando che t'ha scatenato tante sensazioni violente?
R:
La….
parentela è dovuta dal fatto che sono nato e cresciuto a Roma (sono
però quasi dieci anni che non ci vivo più) e che mio fratello è nato
proprio il 28 marzo ( è il giorno della nascita di Forster e delle sue
precedenti reincarnazioni, il pittore Tagliaferri e l'orafo Ilario Brandani che nacquero e morirono lo stesso giorno, cento e duecento
anni prima)! Quest'anno compie 36 anni e dovrà trovare il medaglione,
altrimenti…… Scherzi a parte, mi sono molto familiari le atmosfere
che si respirano nello sceneggiato, Roma è stupenda e ne ho nostalgia.
Secondo me, basta camminare per qualche vicoletto dopo il tramonto e
ritrovarsi al tempo di Tagliaferri, di Vitali, di Byron. Le vibrazioni
si possono sentire ancora, dopo secoli.
D: Cosa t'ha detto d'Agata del
grande successo delle VHS uscite in edicola? Ti ha raccontato qualcosa
di come fu realizzato lo sceneggiato, dei problemi di scelta degli
interpreti?
R: Non ho ancora parlato con D'Agata dell'uscita delle vhs, ma
mi ha precedentemente detto dell'enorme soddisfazione che questo
sceneggiato gli ha dato. Cominciò insieme a Bollini, Guardamagna e
Mandarà, ma poi finì da solo. Il lavoro fu duro (riuscire a far
combaciare i pezzi fu difficilissimo) ma alla fine ne valse la pena. La
Rai comprò il soggetto anni prima, ma solo qualche anno dopo venne dato
l'ok per sviluppare la storia. Guardamagna e Mandarà avevano già
mollato e Bollini fece lo stesso per motivi personali, a metà lavoro.
L'argomento era particolare ma il coraggio dei produttori superò anche
questo ostacolo. D'Anza curò la regia. Gli esterni furono girati a Roma
e gli interni a Napoli. Gli attori vennero presi… "in
prestito" dal teatro. Il riscontro del pubblico fu enorme. In molti
si recavano sulle location delle riprese a Roma, insomma fu un enorme
successo.
D: Secondo te perché Lucia è rimasta nel cuore del pubblico,
pur essendo apparsa in poche scene, rispetto agli altri personaggi?
R:
Lucia, ossia Carla Gravina, è rimasta, insieme a Pagliai, il
personaggio più significativo. Forse perché è eterea, dal primo
momento in cui appare nello sceneggiato rimane affascinante e sfuggente.
Tutti "sperano" che faccia parte del "complotto" di
Anchisi (se non altro perché vuol dire che è vera), ma alla fine è
l'unica che si rivela "soprannaturale", sospesa nel tempo,
come la Taverna dell'Angelo. E il suo fascino è proprio questo,
ritrovarla in quello scantinato ora come cent'anni fa (non c'è
differenza?).
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D: Ed ora, cosa ne è
stato del tuo sito? Che passi conti di fare??
R: Il sito è soppresso, spero solo per il momento.
Ho invitato
la Rai a registrare il dominio a suo nome ed ho offerto la mia collaborazione per
curarlo. Sinceramente non ho molta fiducia, la Rai ha dimostrato una
chiusura spaventosa, confondendo grossolanamente il mio lavoro d¹informazione con degli "illegittimi tentativi di
usurpazione".
Quello che
più mi ha ferito è il fatto che, molto probabilmente, la Rai non ha
nessuna
intenzione di chiudere il mio sito per aprirne uno suo. Così tutto il
lavoro
di ricerca degli ultimi tre anni della mia vita andrà in fumo. In più
la Rai
si pavoneggia di uno sceneggiato di cui possiede "solo" i diritti.
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Se
lo sognano in Rai di scrivere qualcosa del genere (ed in effetti si vede
dal
livello delle produzioni attuali!)!
Mi ha sorpreso anche la ³freddezza² con cui D¹Agata ha risposto al
mio
disperato appello.
"³Pazienza!" Ha saputo soltanto dirmi, dopo le decise
esortazioni dei mesi
precedenti, con le quali mi spronava a continuare nella costruzione del
sito.
Ho ricevuto molte e-mail di conforto e sdegno per la spiacevole mossa
della
Rai. Stranamente nessun messaggio o parere dalla Elleu (casa editrice
delle
vhs e dvd dello sceneggiato), dopo la collaborazione prestata loro
l¹anno
scorso. Non m¹importa nemmeno di verificare se effettivamente ³il
segno del
comando² sia un marchio registrato o meno.
Getto la spugna, anche se qualcuno ha agito per soldi (tra le tante
ipotesi,
qualcuno vuole aprire il sito ed ha messo la pulce nell¹orecchio della
TV
pubblica per far cancellare il mio). E¹ fortemente ingiusto, ma quello
che
fa la differenza è che io l¹ho fatto esclusivamente per passione e
nessuno,
nemmeno la Rai, potrà mai togliermela!
Ho parecchi progetti a cui potermi dedicare adesso.
Il mio prossimo sito non potrà nemmeno contenere riferimenti testuali
al SDC
( non posso nemmeno scrivere che ²mi piace lo sceneggiato -il segno del
comando-²!) e quindi sarà su tutt¹altro. Il sito sul SDC continuo a
costruirlo, ma logicamente nessuno potrà consultarlo.
Sarà la mia piccola rivincita!
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