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Lucia,
i miei ricordi d'idealista incallita
LA
VOGLIA DI SOGNARE
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ma tu a quale mondo appartieni?" "…Al passato, al
presente..non c'è differenza, lo sai?"….E' la scena finale
de "Il segno del comando" ed ogni volta mi rispedisce in
un'atmosfera di sogno, d'esaltazione mentale, mi tuffa nel pianeta
adolescenza. Proprio vero. Mi sa che son rimasta così. Sospesa
fra passato e presente. Ed all'epoca mi bevevo inebriata gli
sguardi neppure tanto espressivi del Pagliai ma badavo all'occhio
ceruleo, alla fossetta sul mento, al fisico compatto. Somigliava
agli innumerevoli uomini-giocattolo con cui ho riempito il mio
album di figurine-conquiste e per lui m'improvvisai anche tifosa
juventina con un club a Lugo di Romagna per proporgli
telefonicamente un incontro in occasione di un Fiorentina-Juve che
ci sarebbe stato chissà quando… |
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Ero folle, con le mie
mini mozzafiato, gli stivali, i maxicappotti, i cappellacci da
cow-boy e me ne fregavo dei ragazzi-bene che sfoggiavano le moto e
le macchine sgargianti fuori da Vanni, di fronte al Teatro Delle
Vittorie. Io mi organizzavo le serate all'Old Vienna per gustarmi
l'attesa del nuovo incontro e speravo sempre che l'amico
d'infanzia portasse un ragazzo caruccio per me per poi rifilare a
lui l'amica che mi portavo appresso. Respiravo già il piombo
della mia prima tipografia in via Dandolo dove correggevo le bozze
agli articoli del "Tifone" che scrivevo in pochi minuti,
col solito ritmo da kamikaze dei tasti, smaniosa di veder stampate
le mie idee, i miei sogni, le mie impressioni sul football. |

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Patita di parole e
fantasie, ieri come adesso. Amavo maledettamente Charlie,
all'epoca. Ma lui era un Bilancia e non ci stava bene con sua
moglie perché non lo capiva affatto, però la forza di mollarla
non l'avrebbe trovata mai. Mica come me che gli scrivevo canzoni
da sballo e le suonavo in spiaggia con la chitarra ed avevo già
un kranio notevole oltre al resto e riuscivo a farlo parlare come
un piccolo Freud, ore ed ore sui sedili della sua cinquepiotte
gialla targata Roma E6. Poi decisi di fargliela pagare cara a
Charlie e cominciai a flirtare a distanza con Ivo, il producer
cugino della Caselli e intanto macinavo esami su esami di
psicologia e mandavo in manicomio i ragazzini che non lo capivano
al volo di che pasta ero fatta e speravano che i miei colpi di
testa durassero qualcosa in più dei soliti immancabili quindici
giorni dopo di che mi scattava la noia. E rivedendo Lucia e quelle
atmosfere magiche e fatate ogni volta torno a fiutare quel tempo
di folgorazioni ed incanti. Lei così zingara ed ammaliante come
Mia che adottò più o meno lo stesso look a distanza di un paio
d'anni e mi trascinò per sentieri selvaggi roventi con i suoi
brani intensi e sofferti in cui specchiavo me stessa. |
| Forse è
stato per restar immersa, una volta più di sempre, in quel
protettivo liquido amniotico che non avrei abbandonato mai. Per
sentirmi ancora bambina o adolescente o figlia di un Tempo
soltanto mio che accarezzo quest'idea folle di fermare in quel
varco di luce me stessa e tutti gli amori e i miti della mia
esistenza. E non me ne importa se Carla oggi è stufa di far
spettacolo e chi le sta attorno in fondo le dà ragione perché
motivi per smettere deve averne avuti da non saper più dove
metterli e non è il caso di farne un dramma, i problemi seri sono
altri. Magari lo so anche che i problemi sono altri e ci combatto,
giocoforza anch'io giorno dopo giorno. Ma la mia anima bambina non
smette mai di sognare. E per lei Roma si può ancora percorrere
vicolo dopo vicolo, alla ricerca di palazzi antichi dove
imbattersi in strani Principi che organizzano sedute medianiche
per evocare pittori ed orafi d'altri secoli ed ogni tanto sbuca
una Taverna dell'Angelo all'improvviso e c'è un tavolo per due
dove celebrare un vis-a-vis con un fantasma. Ed una ragazza dalla
presenza scenica pazzesca ed uno sguardo che illumina e corrode
tiene a bada l'accento nordico per risultare più che credibile
nel ruolo della fanciulla del rione Monti dove tutti sono pazzi e
feroci, secondo tradizione. E la mia anima non si ferma a
quell'angolo e vorrei dirglielo che andando avanti vedrà
sbriciolarsi una dopo l'altra tante illusioni e se n'andranno
troppi amori e scoccheranno gong spietati e saranno lacrime da non
riuscire a serrare negli occhi e gridi da non soffocare nella gola
ogni volta che verrà il tempo di slacciarsi da un cordone
ombelicale o da un aquilone appena lanciato in cielo. Ma lei è
come me, non ascolta nessuno. E vaga in cerca di stelle cadenti e
ci s'appende notte dopo notte, volando per i suoi sconfinati mondi
da tappeto fatato e pensa che arriverà anche un giorno, quel
giorno impossibile. Il giorno in cui la gente capirà che la vita
è davvero soltanto un sogno, un'immagine da ripetere
all'infinito, tornando indietro col telecomando. Ed il resto,
compresi i tiggì overcarichi di tragedia, le gigionerie dei
Grandi Fratelli, la smania di far carriera e le ruffianate per
scavalcare i colleghi di reparto, valgono zero per chi ha ancora
un pugno d'ideali stretti fra le dita e se li nasconde fra le
tasche e poi guarda in alto, a spiare le nuvole. E s'innamora
delle idee. Immaginando che ne valga ancora la pena. Per chi sa
sintonizzarsi sulla sua frequenza d'onda.
Pat
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