In teatro, nel cinema in TV continua "il lungo silenzio"della Gravina

 

Carla, non farlo! 

Per qualcuno, resterà legata a doppio filo allo spot della ragazza della gomma del ponte, testimonial della Brooklin. Gli amanti dell'esorcismo all'italiana ne conserveranno la scioccante interpretazione ne "L'anticristo" in cui sfogò tutta la sua grinta d'interprete di razza, buona per tutti i ruoli. Chi più saggiamente predilige le performances di caratura elevata, saprà ritrovarla nei ricordi nelle mille ed una avventure teatrali, guidata dalla bacchetta di giganteschi direttori d'orchestra come Ronconi e Strehler, che l'hanno portata a slittare da Shakespeare a Euripide, da Camus a Goldoni, da Turgeniev a Sartre, con una facilità che s'abbina bene alla sua naturalezza espressiva da purosangue nata col talento incorporato. Se n'era accorto in fretta Alberto Lattuada, dandole via libera a 16 anni in quel "Guendalina" che ne segnò l'esordio sui grandi schermi nel '57. Poi vennero "Esterina" e "Amore e chiacchiere" di Blasetti e "I soliti ignoti" di Monicelli.

Carla portava ancora i folti capelli rossi lunghi e i suoi occhi verdi illuminavano la scena e quella sua figura longilinea, ancora esile, calpestava il mito delle "maggiorate" in voga. Un tocco di raffinatezza impagabile eppure nessun segno di banalità. Il boom era nell'aria e la commedia all'italiana con risvolti rosa regalava attimi di popolarità anche ad interpreti ben meno dotate di lei. Mi ricordo ch'ero cucciola, appallottolata accanto alla TV quando apparve valletta a "Il musichiere". Lei come la Panaro e Lorella de Luca e Brunella Tocci, Patrizia Della Rovere, Marilù Tolo. Scattavano i concorrenti dalla sedie, correvano a suonare la campanella e l'Italia s'innamorava dei quiz musicali dopo aver assaporato la suspense delle sfide in cabina del signor Mike che aveva aperto i giochi col suo "Lascia e raddoppia".

Carla Gravina decollava. Presto avrebbe debuttato in teatro con il Festival Shakesperiano di Verona e, da più che credibile Giulietta, avrebbe trovato nel tempestoso Gianmaria Volontè il suo Romeo con cui condividere per un ampio spicchio di vita, amore per le scene teatrali e per l'impegno politico-sociale. L'anno dopo, nel '61 è nata sua figlia. Carla aveva appena vent'anni. Era riuscita a bruciare le tappe su tutti i fronti. Senza dare affatto l'idea di strafare. L'escalation la catapultava attraverso ruoli complessi come quello di "Jovanka e le altre" e del capolavoro di Comencini "Tutti a casa" in un bailamme vorticoso che alternava cinema, teatro e TV. Era il momento d'oro degli sceneggiati. I ragazzi sceglievano "L'isola del tesoro", le ragazze forse l'espressione un po' troppo statica del bel Warner Bentivegna ne "La tragedia americana" e poi c'era Carlini col romanzo del giovane povero e il Mulino del Po e più avanti Davide Copperfield e la Cittadella. Carla ricamò anche in TV stralci d'interpretazione più che validi: passò dalla Katia di "Padri e figli" alla Polina Alexandrovna de "Il giocatore" alla Caterina Ivanovna de "I fratelli Karazamov". Intanto, al cinema si toglieva il gusto di recitare al fianco del suo compagno di vita Volontè ne "I sette fratelli Cervi" dove dava il suo valido contributo. Stava crescendo. E tanto.
Io me ne accorsi all'improvviso in quel "Segno del comando" che m'è rimasto scolpito in mente per l'atmosfera di magia, di mistero, di ricerca affannosa e un po' sconnessa per le strade di Roma, la reincarnazione, le coincidenze di date, lo sguardo chiaro del professor Forster Ugo Pagliai, le sedute medianiche, il raziocinio delle indagini del commissario e qualche risvolto di spy-story che si scontrava violento col fascino dell'esoterico. E Carla-Lucia aleggiava nell'aria. Col suo costume ottocentesco e quel medaglione che toglieva il respiro e faceva perdere la testa. Forse la persi un po' anch'io e continuai ad inseguire Taverne dell'Angelo per tutta la vita, inoltrandomi nei miei continui flirt senza soluzione di continuità con partners infiniti. Cavalcando quella dimensione che la frase finale dello sceneggiato scandisce chiara "..Il passato, il presente…. non c'è differenza, lo sai". La TV era ancora compagna di giochi valida e Carla fu con Daniele D'Anza che stravedeva per lei una "Madame Bovary" moderna e intensa nel '78. Al cinema aveva regalato un'interpretazione apparentemente spensierata e corrosiva in "Alfredo Alfredo" di Germi al fianco del rampante Dustin Hoffman appena "laureato", rappresentando l'altra faccia di una Sandrelli assillante e tradizionalista. Si parlava di divorzio, di problemi sociali. Argomenti che già la toccavano da vicino e poi ci fu il momento francese che la vide accanto a Delon, Belmondo e a Gilbert Becaud e "il Caso Pisciotta" dopo "Banditi a Milano" ed anche quel "Cuore di mamma" rivoluzionario del Samperi ancora vergine di malizie antonelliane. Nell'80 finalmente il premio a Cannes come miglior attrice non protagonista per quella "Terrazza" segnata da amare riflessioni tipiche del cinema di Scola.

Dovremo attendere il '93 per vederla nuovamente sul podio a Montreal come miglior attrice con quel "Lungo silenzio" firmato Margaretha Von Trotta, cinema tedesco complesso e introspettivo, storia della vita difficile di un magistrato e sua moglie, la Carla un po' guerrigliera e pasionaria nell'anima che tirava fuori tutto il carisma che l'aveva portata anche in aula a Montecitorio in un vis-a-vis con la politica durato una breve stagione. Prima del '93, aveva speso ancora lampi in teatro e s'era esibita anche in performances giocose oltre a mettere al servizio del cinema la sua esperienza come "giurata" doc (languori censurati per patrimonio genetico nelle sue interpretazioni, per grazia del cielo) e c'era stato quel "Giorni del commissario Ambrosio" (88) con un Tognazzi al suo canto del cigno che ne sottolineava una volta in più le capacità immediate, cariche di teatralità stringata, sguardo incisivo, tratti definiti, parole che si stagliano come didascalie nel mutismo del panorama di uno spettacolo che ormai è già show-business. Hanno già colpito e lasciato il segno gli anni '80 del culto dell'immagine e forse Carla si è accorta di quanto il talento, la preparazione, il carisma non siano poi utili nell'epopea delle fiction vicine alle soap-opera, del varietà insulso, delle soubrettine da due soldi, delle presentatrici di Festivalbar convinte del proprio ascendente sulle giovani generazioni, dei film-tv che s'affacciavano all'orizzonte, medici in famiglia e profumo di Beautiful figlio di Dallas che avrebbe cancellato la grande prosa TV di due decenni. Dovunque si girava, l'interprete carrozzata Shakespeare, Goldoni e Dorfman si ritrovava impantanata in una palude che ci avrebbe portato presto a nuotare tutti invischiati nel mare del Grande Fratello e dei talk-show dove tutti sanno tutto e s'impicciano di tutto. Forse è stato questo a bloccarne la corsa in un'età che potrebbe vederla ancora all'apice, intensa e duttile com'è a calibrare le sue sortite sul palco o dietro la macchina da presa. Deve esserle rimasto dentro l'impegno sociale se e' vero che ancora dà il suo imprimatur ad iniziative come quella per le donne afgane e firma contro il "no"al Gay Pride nell'anno del Giubileo. Dà l'idea di voler attaccare l'arte al chiodo quando ancora ne avrebbe - e tanta - da spendere per trasmettere anche alle giovanissime generazioni un background artistico notevolissimo e soprattutto quel furore espressivo mai sopra le righe che è tipico di chi conosce il mestiere, si porta dentro un'inclinazione naturale che ha affinato via via, fino a renderla magistrale ed immensa. Verrebbe da dirle, parodiando una vecchia rivista del mitico Dapporto, "Carla, non farlo". Se è vero che nel mio cuore sei rimasta per sempre Lucia, io ti suggerirei di abbandonare il ruolo di "fantasma" per un attimo e riapparire sulle scene. Con il tuo sguardo arguto, malizioso e illuminante. Il teatro, la Tv ed anche il cinema hanno ancora bisogno di gente come te. Interrompi il tuo "lungo silenzio" e fai ascoltare ancora quel tuo timbro di voce da friulana spiccia col sacro fuoco del sangue molisano paterno a far da filtro, che fa di te una delle nostre attrici più rappresentative.

Pat

 

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